Una riflessione su cibo e aspetto fisico

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Buongiorno. La riflessione di oggi, che desidero condividere con tutti voi, nasce dal fatto che anche io ho una figlia che sta diventando adolescente, che sta attraversando quel periodo di transizione, durante il quale i piccoli bozzoli stanno per trasformarsi in colorate farfalle, desiderose di spiccare il volo.

Ma c’è un problema non da poco. Questa fase di fioritura, a causa del massivo bombardamento mediatico cui sono sottoposti i nostri bambini e, in egual misura, anche noi genitori, può essere intaccata da una serie di modelli che potrebbero essere poco idonei ad una crescita pedagogicamente corretta ed equilibrata.

Diciamo la verità: siamo costantemente pressati da immagini di corpi, femminili e maschili, apparentemente perfetti… che, di perfetto, nella realtà, dopo un abbondante trattamento a base di filtri, silicone e ormoni, hanno poco o nulla.

Questa ossessione, questa assoluta e continua ricerca della perfezione fisica, comincia a radicarsi già nella fase della pre adolescenza, con il rischio di sfociare nella ricerca di una chimera incompatibile con lo stile e le abitudini alimentari quotidiane.

E’ indubbio che, dagli anni ’60 ad oggi, conseguentemente all’avvento del cibo spazzatura e delle preparazioni industriali, la qualità media del cibo ha cominciato un preoccupante declino, fino a giungere ad alcuni alimenti come le merendine, ampiamente utilizzate in ambito scolastico, palesemente malsane, poco nutrienti ma grasse.

E’ diverso anche l’approccio al cibo, da parte dei bambini: la migrazione della famiglia patriarcale, dove solamente il padre era impegnato in attività lavorative, delegando alla madre il compito di stare in casa a badare ai figli, a cucinare e a rammendare i calzini, verso un modello più moderno, inizialmente tipico dei paesi del nord Europa, caratterizzato da entrambi i genitori lavoratori e impegnati, insieme ad una maggiore sensazione di benessere, ha condotto i bambini e i ragazzi verso una situazione paradossale.

Il paradosso è costituito dal fatto che, complice la facoltà di poter disporre e di poter scegliere tra molteplici varietà di alimenti, i bimbi preferiscano, sempre più spesso, il cibo più attraente ma meno sano. Meglio una bella brioche, carica di aromi, conservanti, eccipienti e additivi, piuttosto che una mela o un semplice panino.

Fin qua, nulla di che, si potrebbe essere portati a pensare. Ma non è così. E’ solamente l’inizio.

L’inizio di un circolo vizioso chiuso tra un insano rapporto con il cibo e con il proprio corpo che, se non corretto per tempo, sarà in grado di protrarsi fino all’età adulta e ben oltre.

Non sempre ciò che vorremmo essere è detto che combaci con ciò che siamo e che lo specchio riflette. Ma non è una colpa, non è un peccato da espiare.

Semplicemente, ci si deve accettare. E’ un insegnamento importante da dare ai nostri bambini, anche se, un giorno, potrà sempre arrivare il commento cattivo, magari bugiardo e crudele, sull’aspetto fisico, su quei 2-3 chili in più o in meno, dai compagni e dalle compagne… ma questo è un altro discorso.

La cosa importante è che migliorare si può, a patto che sia fatto in maniera sana e cercando di migliorare il rapporto con il cibo. Senza soffrire e senza strafare.

L’ideale di bellezza assoluta non esiste e non è mai esistito: basti pensare alle figure belle e abbondanti del rinascimento, in contrapposizione alle modelle scheletriche degli anni 2000.

L’unica certezza è l’amore per se stesse e il rispetto per il proprio corpo: il compito di noi genitori è mostrare ai nostri figli la retta via, dando il buon esempio, cominciando con fornire loro le giuste abitudini quotidiane, alimentari e non, insieme alla serenità necessaria per lasciarli germogliare, per lasciarli fiorire senza fretta.

Un buon adulto comincia con un buon genitore.

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Una riflessione su cibo e aspetto fisico

di Marzia Di Stefano tempo di lettura: 2 min
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