S.O.S. tiroide: fai la dieta ma non perdi peso?

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Una tiroide che funziona bene è condizione necessaria per perdere peso, perché questa ghiandola endocrina, situata al centro del collo, rilascia ormoni che regolano i processi metabolici.

Da questa ghiandola dipende quanto bruciamo di ciò che mangiamo e quanto invece accumuliamo sotto forma di grasso. Se la tiroide produce pochi ormoni tiroidei, si verifica una condizione detta ipotiroidismo, nella quale l’organismo comincia a consumare meno calorie e, inevitabilmente, accumula grasso.

Circa 3 milioni di italiani soffrono di questa patologia, il 5% della popolazione e, in particolare, le più colpita è la popolazione femminile, in modo 10 volte superiore rispetto agli uomini.

La causa più frequente di ipotiroidismo è la tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune, caratterizzata da una reazione anomala del sistema immunitario, che si rivolge contro la tiroide.

Altra causa di disturbi tiroidei può essere rappresentata da una infiammazione della tiroide stessa, che può essere determinata, a sua volta, da altri fattori come infezioni, traumi emotivi, forti stati di stress, allergie alimentari, ma anche squilibri nutrizionali, primo fra tutti una dieta con carenza di sodio. Infatti, esso è importantissimo per la produzione degli ormoni tiroidei e la sua carenza è sempre più diffusa. Tra le ragioni della diffusione di questa patologia, c’è anche l’impoverimento dei terreni coltivati, che generano cibi meno ricchi di minerali.



I sintomi dell’ipotiroidismo

Non è facile, spesso, identificare correttamente i sintomi dell’ipotiroidismo, infatti questi ultimi possono facilmente essere confusi con uno stato di stanchezza o una lieve depressione, per questo capita che non vengano collegati immediatamente alla patologia. Ecco quali sono i segnali da non sottovalutare:

  • aumento di peso che non riesce a risolversi con una dieta dimagrante;
  • stanchezza frequente e senza una motivazione adeguata;
  • pelle secca, capelli e unghie fragili;
  • ritenzione idrica;
  • stitichezza;
  • sonnolenza durante il giorno;
  • tono dell’umore basso.

A complicare la situazione, oltre alla presenza dei sintomi, in alcuni casi i dosaggi ormonali tiroidei restituiscono valori nella norma; in tal caso la patologia potrebbe essere in uno stato iniziale. Troppo presto per la terapia farmacologica, ma è importante intervenire migliorando le abitudini alimentari per stimolare l‘attività della tiroide e rallentare un eventuale aggravamento dei sintomi.



Cosa mettere in tavola per svegliare il metabolismo

Per avere una tiroide sempre attiva serve innanzitutto iodio. Secondo le stime dell’OMS, il fabbisogno di iodio per gli adulti è di 150mcg (microgrammi) al giorno, che possiamo ottenere inserendo regolarmente i seguenti alimenti nel nostro menù.

  • GAMBERI E COZZE: sono tra le fonti migliori di iodio, infatti entrambi ne apportano più di 100mcg per 100gr di prodotto, inoltre sono poco calorici e ricchi di proteine ad alto valore biologico utili per i tessuti muscolari.
  • ALGHE: sono una fonte di iodio, anche se presente in percentuali che possono variare in base alle varietà. Tra le più ricche le alghe kelp che contengono anche alginato, una sostanza capace di assorbire le sostanze nocive nell‘intestino e utile a favorirne la regolarità.
  • ARINGHE: questo pesce contiene circa 80mcg di iodio per 100gr di alimento; fornisce meno calorie di altri pesci grassi, ma apporta ugualmente un’alta quantità di Omega 3, grassi “buoni” utili per ridurre le infiammazioni, anche quelle che colpiscono la ghiandola tiroidea, oltre che il colesterolo.
  • RISO INTEGRALE: esso contiene una quantità di iodio superiore ad altri cereali (circa 20mcg per ogni etto); è facilmente digeribile ed è ricco di vitamina B3, importantissima per combattere gli stati infiammatori.

Capitolo a parte sono i vegetali: la loro quantità di iodio è estremamente variabile, ma una buona scelta sono però mirtilli rossi, fagioli e verdure a foglia. Inoltre, una fonte certa di iodio è il sale iodato, ma limitandosi a 5gr al giorno, avendo cura di scegliere il sale iodato “protetto”, ovvero sottoposto a un procedimento che lo preserva da interazioni e dal calore in cottura.



Cibi da evitare

Ci sono alcuni alimenti che a vario titolo possono influenzare negativamente la funzionalità tiroidea e che quindi andrebbero ridotti in caso di ipotiroidismo. La seguente lista è comunque non esaustiva.

  • GLUTINE: Limitare il consumo di prodotti da forno preparati con farine raffinate perché favoriscono la presenza di stati infiammatori.
  • GRASSI IDROGENATI: sono grassi trasformati a livello industriale, come la margarina che, oltre ad aumentare i livelli di colesterolo, ostacolano l’attività della tiroide.
  • DOLCIUMI: gli zuccheri raffinati possono aumentare la sensibilità della tiroide, alterandone gli equilibri.
  • CAVOLI: cavolfiori e cavoli, assolutamente sani e consigliati a chi è a dieta, in caso di ipotiroidismo non vanno consumati spesso, perché possono ridurre l’assorbimento dello iodio. Anche se il processo di cottura riduce questo effetto, bene limitarsi a un paio di porzioni a settimana.

In ogni caso è bene consultare il proprio medico curante.


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di Marzia Di Stefano tempo di lettura: 3 min
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